PRESENTAZIONE
Dunque, d’ora in poi parlerò ogni notte. Con me stessa. Con la luna. Passeggerò, come ho fatto stasera, gelosa della mia solitudine, nell’argenteo livido della fredda luna, che splende facendo brillare una miriade di scintille sui cumuli di neve appena caduta. Parlo da sola e guardo gli alberi scuri, beatamente neutrali. Molto più facile che affrontare gli altri, che dover sembrare felice, invulnerabile, brava. Senza la maschera, cammino parlando con la luna, con la forza neutrale e impersonale che non ascolta, ma si limita ad accettare la mia esistenza.
(Sylvia Plath, Diari)
La nostra cultura si può forse percorrere nella sua storia anche attraverso le figure che hanno variamente rappresentato, nella loro immediata allusività, l’ordine simbolico-concettuale dell’Occidente; certo quest’ordine lo troviamo ben espresso anche in tanti altri linguaggi a cui siamo soliti prestare maggiore attenzione nell’attività didattica (dalla filosofia alla letteratura all’arte), ma l’efficacia della figura è incomparabile per la sua forza comunicativa e la sua suggestione. I miti, le immagini che la nostra cultura ha codificato e in cui si è variamente espressa rappresentano, insomma, un repertorio straordinario per l’ascolto interpretativo che ancora permettono.
Quello che questo percorso tenta di ricostruire è la genealogia del femminile a partire da alcune emblematiche figure, che pur furono elaborate in un orizzonte di riferimento maschile; infatti quel che resta fermo è che la donna -pensata a immagine e dissomiglianza dell’uomo- non possiede una figura propria che la identifichi come soggettività autonoma e capace di un proprio ordine simbolico, ma si trova sempre raffigurata in un altro, e maschile, orizzonte di pensiero.
Rubare qualche figura femminile al contesto culturale greco e ascoltarla, interpretarla nella sua differenza è lo sguardo che il percorso tenta di produrre, articolando un approccio che vuole innanzitutto negare la centralità del soggetto maschile nella sua pretesa universalistica per provare a trovare, in quell’antico e mitico pensiero dell’Occidente, tracce in cui il primo nome della filosofia non è l’uno ma il due, la sua prima forma di pensiero non trova origine nella sfida alla morte ma dal tema della nascita, la sua autorità non s’identifica ancora nel Padre ma nel legame originario con la Madre.