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I materiali didattici

 

 

Lewis Carroll

 

 

Quello che la tartaruga disse ad Achille1

 

Achille aveva raggiunto la Tartaruga, e si era seduto comodamen­te sul suo guscio. «Così sei riuscito a terminare la nostra gara? —disse la Tartaruga — anche se si componeva di una Successione in­finita di distanze? Pensavo che qualche saccente avesse dimostra­to che la cosa non si poteva fare».

«Si può fare, — rispose Achille — È stata fatta! Solvitura mbulando. Tu vedi che le distanze diminuivano costantemente e così ...

«Ma se fossero aumentate costantemente? — interruppe la Tarta­ruga — come sarebbe andata a finire in questo caso?»

«Allora non sarei qui — replicò modestamente Achille — e tu, in questo tempo, avresti fatto varie volte il giro del mondo!»

«Tu mi schiacci, mi aduli2  voglio dire — riprese la Tartaruga perché sei un pezzo grosso, non c’è dubbio. Bene: ti piacerebbe che ti raccontassi di una gara che quasi tutti penserebbero di fi­nire in due o tre passi, ma che è costituita davvero da una infinità di passi, ognuno più lungo del precedente?»

«Senz’altro — disse il guerriero greco, e tirò fuori dall’elmo (pochi guerrieri greci avevano tasche a quei tempi) un enorme taccuino e una matita — Avanti! E parla lentamente se non ti dispiace! La stenografia non è stata ancora inventata!»

«Quella meravigliosa Prima Proposizione di Euclide!3 — mormo­rò con aria sognante la Tartaruga — Ti piace Euclide?»

«Moltissimo! Per quanto naturalmente possa piacere un trattato che non verrà pubblicato se non di qui a molti secoli!» «Bene, allora prendiamo una piccola parte del ragionamento che compare nella Prima Proposizione. Solo due passaggi e la conclu­sione che se ne trae. Per favore scrivili sul taccuino. Per citarli co­modamente chiamiamoli A,B e Z:

A.     Cose che. sono uguali ad una stessa cosa sono uguali tra loro.

B.     . I due lati di questo triangolo sono cose che sono uguali ad una stessa cosa.

Z. I due lati di questo Triangolo sono uguali tra loro.

I lettori di Euclide converranno, suppongo, che Z segue logica­mente da A e B, di modo che se uno ammette la verità di A e B deve ammettere la verità di Z.»

«Certamente. Anche il più giovane studente di Liceo, appena i Li­cei verranno inventati, il che non avverrà che fra duemila anni, sarebbe d’accordo su questo punto.»

«E se un lettore non avesse ancora ammesso che A e B sono veri, potrebbe lo stesso accettare la validità della conseguenza, sup­pongo?»

«Indubbiamente potrebbe esserci un lettore così. Potrebbe dire:

“Io accetto la verità dell’implicazione: -Se A e B sono veri allora Z deve essere vero- ma non accetto la verità di A e B”. Questo lettore farebbe una cosa saggia ad abbandonare Euclide e a dedicarsi al calcio.»

«E non potrebbe esistere anche un lettore che dica: “Io accetto la verità di A e B, ma non accetto l’implicazione?”».

«Certo, potrebbe esistere. Anche lui farebbe meglio a dedicarsi al calcio.»

«E né l’uno né l’altro — continuò la Tartaruga — fino a questo mo­mento è costretto, per necessità logica, ad accettare che Z sia ve­ra».

«Proprio così» assentì Achille.

«Bene, ora io voglio che tu mi consideri un lettore della seconda categoria, e mi costringa, con la logica, ad ammettere la verità di

 

«Una Tartaruga che gioca al calcio sarebbe... — cominciava a dire Achille — ... una stranezza, naturalmente — lo interruppe In fretta la Tartaruga — non divagare. Prima occupiamoci di Z, e poi del calcio! »

«Devo costringerti ad accettare Z, non è vero? — disse con aria me­ditabonda Achille — e la tua posizione è questa: tu accetti A e B ma non accetti l’implicazione... »

«Chiamiamola C — disse la Tartaruga — ma non accetti C: Se A e B sono vere, Z deve essere vera.»

«Questa è la mia posizione» ammise la Tartaruga. «Allora devo chiederti di ammettere C.»

«Lo farò — disse la Tartaruga .-non appena lo avrai scritto nel tuo taccuino. Che cosa c’è scritto sopra?».

«Solo degli appunti — rispose Achille sfogliando nervosamente le pagine — degli appunti sulle battaglie in cui ho fatto bella figura!» «Pieno di fogli bianchi, vedo — osservò allegramente la Tartaruga — Ci serviranno tutti (Achille rabbrividì). Ora scrivi quello che ti detto:

A.     Cose che sono uguali alla stessa cosa sono uguali tra loro.

B.     I due lati di questo triangolo sono uguali SIlo stesso lato.

C.      Se A e B sono vere, Z deve essere vera.

       Z. I due lati di questo triangolo sono uguali tra loro».

«Dovresti chiamarla D, non Z — disse Achille — viene subito dopo le altre tre. Se tu accetti A e B e O, devi accettare Z.»

«E perchè devo?»

«Perché segue logicamente da esse. Se A e B e O sono vere, Z deve essere vera. Non metterai in dubbio questo, immagino

«Se A e B e O sono vere Z deve essere vera — ripeté pensosa la Tar­taruga — Questa è un’altra implicazione non è vero? E se io non riuscissi a considerarla valida, potrei accettare A e B e O e tuttavia non accettare Z, non ti pare?»

«Potresti — ammise candidamente il nostro eroe — anche se una ta­le ottusità risulterebbe davvero fenomenale. Tuttavia l’evento è possibile. Così io devo chiederti di ammettere un’ulteriore impli­cazione.»

«Benissimo. Io sono prontissima ad ammetterla, non appena l’a­vrai scritta nel taccuino. La chiameremo D:

D. Se A e B e C sono vere, Z deve essere vera. L’hai scritta?»

«Fatto! — esclamò allegro Achille mettendo la matita nell’astuccio

— Finalmente abbiamo terminato la nostra gara immaginaria. Ora se tu accetti A e B e C e D naturalmente accetti Z.»

«Si? — disse la Tartaruga con aria innocente — Chiariamo a fondo la faccenda. Io accetto A e B e C e D. E se tuttavia rifiutassi di ac­cettare Z?»

«Allora la logica ti prendèrebbe per il collo e i costringerebbe a farlo! — replicò Achille trionfalmente — La logica ti direbbe: “Non hai scampo. Dal momento che hai accettato A e B e C e D devi ac­cettare Z!” Così non hai scelta, come vedi.»

«Se la logica è così buona da dirmi qualcosa, vale la pena di an­notarla — disse la Tartaruga — così scrivi sul taccuino se non ti di­spiace. Lo chiameremo E:

E. Se A e B e O e D sono vere, anche Z deve essere vera. Fino a che non ho ammesso questo, naturalmente, non devo am­mettere ~. Quindi è un passaggio assolutamente necessario, non ti pare?»

«Vedo» — disse Achille, e c’era una nota di tristezza nella voce.

A questo punto il narratore, che aveva affari urgenti in banca, fu costretto a lasciare l’allegra coppia, e non ritornò sul posto che al­cuni mesi più tardi. Quando ciò avvenne, Achille era ancora sedu­to sul guscio della paziente Tartaruga e scriveva sul taccuino, che sembrava quasi tutto riempito.

La Tartaruga stava dicendo: «Hai scritto quest’ultimo passaggio? Se non ho perso il conto fanno mille e uno. Ne abbiamo ancora parecchi milioni. E ti dispiacerebbe, come favore personale, con­siderato tutti gli insegnamenti che questo nostro dialogo fornirà ai Logici del Diciannovesimo secolo, ti dispiacerebbe, con un gio­co di parole che farà in quell’epoca mia cugina, la Finta Tartaru­ga4, cambiare nome e chiamarti Insegnaci?»

«Come vuoi» replicò lo stanco guerriero con un tono cupo di di­sperazione, nascondendosi il volto tra le mani. «A patto che tu, da parte tua, con un gioco di parole che la Finta Tartaruga ignora, ti ribattezzi Uccidi-Tranquillità5».

 

 

 

 

 

1Lewls Carroll, What the Tortoise said to Achilles, Mind, 1895. L’umorismo vittoriano di Carroll richiede oggi qualche spiegazione: alcune note sono trat­te da Lewis Carroll, Alice, a cura di Masolino d’Amico, Longanesi, Milano, 1971.

2Gioco di parole tra flatter: schiacciare, e flatten: adulare.

3Si tratta del problema di costruire un triangolo equilatero avente per lato un segmento assegnato AB. Tracciati i cerchi aventi centro rispettivamente in A e B e raggio uguale ad AB, e detti C una delle loro intersezioni, risulta AC AB, BC a BA e quindi AC = BC. A questo ragionamento fa riferimento la Tartaruga.

4La «Finta Tartaruga» (The Mock Turtle) è la protagonista del cap. DC di Alice nel Paese delle Meraviglie: «La Regina... disse ad Alice: «Hai visto la Finta Tar­taruga?» «No — disse Alice — Una Finta Tartaruga? Non so nemmeno che cosa sia.» «È la cosa con cui si fa la Finta Zuppa di Tartaruga» disse la Regina. La finta zuppa di tartaruga (mock turtle soup, che si può interpretare anche come «la zuppa di finta tartaruga») era una imitazione della zuppa di tartaruga ver­de, di solito ricavata dal vitello. Nelle classiche illustrazioni di John Tenniel ad Alice nel Paese delle Meraviglie, la Finta Tartaruga ha appunto la testa, gli zoccoli posteriori e la coda di vitello. (Lewis Carroll, Alice, cit., pag. 126). fl gioco di parole citato ora dalla Tartaruga, ricorre nel racconto autobiografico della Finta Tartaruga ad Alice. Riferendosi a una sua simile (vera) da cui lei e altri andavano a scuola da piccoli, dice:» We called him Tortoise because he taught us., letteralmente «La chiamavamo Tartaruga perchè ci insegnava». ma taught us nella pronuncia suona come Tortoise. Nella traduzione di Maso­lino d’Amico la frase è resa: «Lo chiamavamo testuggine perchè ci dava i libri di testo.» (pag.128).

5 A kilI ease, che nella pronuncia suona come «Achilles».    Letteralmente: «Un ammazza-agio».

 

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