PRIMA FASE: CHE COS’E’ IL MITO?


4 - Il mito nell'antichità

Il mito è innanzitutto un modo di approccio alla realtà, una forma di conoscenza. Esso è assai diffuso nel mondo arcaico: solo quando la filosofia e la componente razionale-logica della conoscenza prendono piede, esso comincia ad essere considerato come un semplice repertorio di belle favole, marginalizzato e reso specialistico. Al di là di questa considerazione, esso è in ogni caso la cultura di un popolo illetterato, il raccontare della tradizione orale. Esso è variabile in quanto continua ad essere elaborato, raccontato in modo sempre diverso (è dunque importante considerare le varianti come categorie di analisi). Inoltre è flessibile dal momento che ha diversi significati e si apre a plurali interpretazioni, modificandosi nelle continue riprese. In sostanza, esso è un'intelaiatura che viene sempre ripresa e modificata, fino anche ai giorni nostri. Chi elabora il mito lo pensa come autentica conoscenza, narrazione dotata di realtà. In questo senso il mito è la sapienza propria elaborata da una civiltà, un suo elemento di coesione, di memoria storica. Il mito è, in questo senso, una tipica fonte di modelli di comportamento e regole dell'agire.

 

 

Ecateo di Mileto

Ecateo di Mileto è il primo autore che, dichiarando la sua soggettività ("Io, Ecateo di Mileto, dico che …") afferma che "i miti dei greci sono molti e ridicoli, come mi appare". Egli vive intorno al 500 a.C. (si suppone morto nel 476) ed è uno dei primi autori di scritti di storia e geografia in prosa del mondo antico, oggi perduti [le testimonianze principali sul suo conto provengono da Erodoto]. Ecateo, in seguito ai numerosi viaggi condotti lungo la ecumene (la terra abitata formata dall'impero persiano, dalla Grecia, dall'Egitto, dal bacino del Mediterraneo), disegna una carta geografica che perfeziona, arricchisce e amplia quella di Anassimandro; è inoltre autore di una Periégesis (o Períodos ghes), probabilmente molto utilizzata dallo stesso Erodoto. Di grande importanza è poi l'opera intitolata Storie o Genealogie, in ragione delle quali si è considerato Ecateo come l’iniziatore di un pensiero storico e 'laico'. Il metodo genealogico da lui proposto si propone infatti di affrancare l’avvicendarsi delle generazioni dal dominio del mito e della circolarità: inizia così a prendere corpo una concezione lineare del tempo, del quale si cerca di restituire una successione cronologica e attendibile. Celebre è l’esordio e la sphregís della sua opera storica, una forte presa di posizione contro la tradizione (fr. 1 Jacoby):

 

Ecateo di Mileto così racconta (mythetai):

"scrivo queste cose come a me sembrano essere vere, infatti, secondo quanto a me pare, i racconti (logoi) dei greci sono molti e risibili".

 

Classificazione dei miti   (da  F. Della Corte, Mitologia classica, 1990)

●      Il mito teogonico tratta di nascite degli dei, loro parentela, matrimoni, figli, discendenza.

●      Il mito cosmogonico narra della creazione e dell'ordinamento del mondo (elementi costitutivi, loro divisione e contrasti).

●      Il mito antropogonico è centrato sulla creazione dell'uomo.

●      Il mito antropologico tratta le caratteristiche dell’uomo (divisione in stirpi, stanziamento umano).

●      Il mito soteriologico ha come argomenti la discesa nell’oltretomba e iniziazione ai misteri.

●      Il mito culturale: narra dell'attività di un eroe che migliora le condizioni dell’uomo, più in generale di ogni attività dell’”inventore” che scopre nuove vie/artifici

●      Il mito escatologico dà una risposta alla domanda circa il futuro del mondo, la vita nell’aldilà . E' un mito pessimista, in quanto rivela punizioni,condanne e pene; quello soteriologico, al contrario, scopre il modo per evitarle.

●      Il mito etiologico narra le cause per cui una tradizione si è formata, risalendo all’episodio originario del fenomeno.

●      Il mito naturalistico tratta i fenomeni atmosferici, tellurici, astrali in chiave simbolica.

 

 

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