POSTMODERNO: PROBLEMI APERTI
Il
postmoderno è per sua natura aperto e problematico, centrato sulla domanda e
sulla ricerca più che sulla risposta persuasiva e convincente; complesso e
incerto, multiforme e dialettico sembra potersi adeguatamente concludere solo
attraverso altre domande che, problematicamente, sappiano aprire nuovi percorsi,
suggerire altre piste di ricerca, approfondendo, moltiplicando e ritraducendo
nell’oggi la domanda filosofica.
Le
domande che seguono allora vogliono esemplificare alcune possibili
problematizzazioni e si propongono come suggerimenti di ipotetici
approfondimenti per il docente che voglia interessarsi e praticare
didatticamente tale tematica e come riepilogo organizzativo e metacognitivo per
lo studente che si è speso in tale studio.
Sintetizzando
(soprattutto da R. Cesarani, Raccontare il
postmoderno, ed Bollati Boringhieri, Torino 1997, cap 3 pagg.102-145) le
questioni aperte potrebbero essere così espresse:
 | Il postmoderno è
una categoria interpretativa hard
(che riguarda i cambiamenti strutturali profondi, la base economica sociale)
oppure soft (fenomeno
sostanzialmente culturale, che riguarda le ideologie, le visioni del mondo,
i prodotti culturali e artistici)?
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 | Indica un
orientamento stilistico o un più ampio orientamento epistemologico e
culturale?
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 | E’ un fenomeno
internazionale oppure si presenta diversamente nei vari paesi?
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 | E’ un concetto
cronologico o teoretico? Topologico o storico? Oppure è un’articolazione
interna al moderno, come già Lyotard ebbe a dire: è l’aspetto del
moderno che non si scorda mai il suo fine sovversivo e distruttivo, “è il
moderno nel suo stato nascente”(il che spiegherebbe la sua mancata
autonoma definizione)?
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 | Oppure è l’espresssione
di un vero cambiamento epocale sviluppatosi negli ultimi cinquant’anni?
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 | La modernità è un
progetto incompleto o il mutamento è ormai irreversibile?
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 | Quali prospettive
etiche si possono aprire dal postmoderno e dalla sua mancanza di una
fondazione ultima degli imperativi e delle massime? Vale a dire: quale
possibilità per un’etica senza trascendenza?
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 | Quali prospettive
politiche si schiudono dalle sue diverse definizioni (identità, differenza,
movimento, micropolitica, consenso, decentramento e localismo etc)?
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 | E’ possibile una
pace non fondata sulla verità oggettiva a cui attenersi? Come evitare il
trionfo del più violento?
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 | Tra pensiero della
fondazione e pensiero della dissoluzione, in che termini collocare il
postmoderno?
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 | Postmodernità o
postmodernismo? Quale il rapporto tra postmoderno e fenomeno delle
avanguardie? “Come essere un dandy nell’epoca della
cultura di massa”(S. Sontag)?
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 | Come interpretare il
postmoderno letterario? Quale possibile lettura filosofica del testo
letterario? (i casi Calvino, Eco, Borges, Tabucchi, Vassalli, DeLillo,
Sontag etc). Quale rapporto tra filosofia
(e una filosofia post-metafisica) e creazione
poetico-letteraria?
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 | Perché nel
postmoderno non si dà (o si dà poca) poesia? Forse l’intuizione di mondi
possibili/altri a cui in genere approda l’attività poetica non è più
percorribile nell’atteggiamento postmoderno dello stare dentro/abitare il
mondo e le tradizioni? Forse è caduto anche il confine tra
poesia e pensiero?
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 | Il postmoderno è
uno stile (estetico/etico/retorico), una condizione storica o una strategia
conoscitiva (strategia rappresentativa/atteggiamento ermeneutico)?
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 | E’ possibile
tracciare una mappa tematica del postmoderno?
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