La società postfordista
Nato come concetto nella sfera
artistica e culturale il post-moderno viene interpretato da alcuni studiosi come
appartenente esclusivamente a questa sfera: come il Romanticismo era un
paradigma della cultura del primo Ottocento, ma non descriveva la società
dell’età della Restaurazione, altrettanto per Lyotard il post-moderno
descrive la “condizione del sapere” nella società post-industriale, ma non
la società stessa.
Per altri studiosi, invece, il
termine post-moderno descrive non solo una particolare condizione del sapere, ma
un modello di società (e/o la condizione dell’individuo in questa società).
Questo sia perché nell’attuale società dell’informazione la cultura non è
una sovrastruttura, ma “parte integrante dell’economia” (Jameson,
Lasch), o addirittura la sua stessa essenza (Bell e i teorici della società
dell’informazione), sia perché i caratteri della cultura contemporanea
sono esattamente i medesimi della società nel suo complesso e quindi il termine
post-moderno sintetizza altrettanto bene gli uni come gli altri (Harvey, Jencks).
La questione non è solo
terminologica, parlare di società
postmoderna piuttosto che di cultura postmoderna come aspetto della seconda
modernità o modernità radicale,
sottende una diversa interpretazione della continuità/discontinuità storica
della società contemporanea con la modernità e i suoi caratteri. Tuttavia in
questa sede non è importante dirimere la quaestio,
perché quando poi i diversi autori entrano nella classificazione/descrizione
dei tratti distintivi della società contemporanea le analisi convergono
largamente. In entrambi i casi si riconosce che la società attuale è
largamente uscita dai parametri e dalle concettualizzazioni che hanno
contribuito a definire la società del Novecento come società di massa,
industriale, fordista e di fatto si è entrati in un’età post-industriale
o post-fordista, dal momento che il
fordismo è largamente interpretato come il modello socio-economico egemone del
Novecento occidentale.