STORIA DELLA SCUOLA

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LA NOSTRA STORIA

Nella nuova situazione, il Liceo si trovò da un lato a non essere più la sola scuola secondaria della provincia (è del 1860 la creazione dell’Istituto Tecnico, poi intitolato a Gian Domenico Romagnosi), dall’altro a collocarsi al vertice del sistema scolastico locale, per la chiusura delle facoltà universitarie in precedenza attive in città. Questo stato di cose si consolidò con la successiva riforma di Gentile, che ampliava lo spettro dei corsi liceali (nascevano anche a Piacenza lo scientifico e il “femminile”, poi Istituto Magistrale), stabilendo al centro di essi la cardinalità di quello classico; e non si sarebbe sostanzialmente modificato fino agli ultimi decenni del Novecento, allorché il “Gioia” iniziò a diversificare la sua proposta formativa mentre, per altro verso, la città tornava ad essere polo universitario via via più dinamico.

In questo primo secolo della sua storia, entro un contesto socioculturale sostanzialmente stabile il Liceo si caratterizzò come:

- uno dei centri di auto-organizzazione del ceto intellettuale locale, specie di spiriti risorgimentali e laici (come attesta la storia della sua biblioteca, di rilevante interesse) e, correlativamente, di riproduzione di quel ceto stesso e dei suoi codici etico-culturali

- una delle sedi deputate alla formazione di un pubblico colto della letteratura, delle arti, delle scienze nel loro sviluppo così locale come nazionale

- luogo di formazione propedeutica all’esercizio delle professioni liberali (la giurisprudenza e la medicina  tra  tutte),  a  garantirne  l’ereditarietà  sociale  per  lo  più,  ma  anche  ad   integrarvi prudentemente nuovi quadri, di diversa e più modesta estrazione.

Questo ruolo si è arricchito e modificato nel corso degli ultimi decenni. Nella radicale trasformazione della società italiana e, con ritmi più lenti, della comunità locale, il Liceo ha per un verso presidiato i valori della tradizione di contro all’accresciuta difficoltà di trasmetterli alle generazioni più giovani, e ha per altro verso cercato di interpretare la diversa domanda di formarsi e acculturarsi che da queste ultime emergeva.

 

 

 

 

Melchiorre Gioja nasce a Piacenza nel 1767 dove studia dapprima nella Scuola di San Pietro, quindi nel Collegio Alberoni. Nel 1796 vince il concorso bandito dalla Società di Pubblica Istruzione di Milano sul  tema "Quale dei governi liberi meglio convenga alla felicità d’Italia", con una dissertazione in cui sostiene la tesi di un'Italia libera, repubblicana, retta da istituzioni democratiche, indivisibile per i suoi vincoli geografici, linguistici, storici e culturali. Fu giornalista, storiografo, quindi economista. Morì a Milano nel 1829. Nel 1860 gli venne intitolato il Liceo Regio di Piacenza.

 

 

 

È del 1982 l’avvio di un fortunato corso linguistico, che inaugurava a Piacenza la stagione delle sperimentazioni e che non avrebbe solo modificato la composizione sociale dell’utenza, ma introdotto altresì stimoli culturali, capacità progettuali, prospettive didattiche e metodologiche assai innovative nel corpo docente. Ne  sono manifestazione le successive modifiche al curricolo classico ordinamentale, con l’estensione a tutti i cinque anni degli insegnamenti di storia dell’arte e lingua straniera. L’espansione degli insegnamenti scientifici secondo quanto previsto dal Piano Nazionale Informatico, mentre corrispondeva ai solleciti di una rivoluzione tecnologica in atto, recuperava una vocazione secolare dell’Istituto, testimoniata dai prestigiosi gabinetti di scienze e di fisica ereditati dal Collegio San Pietro e rimasta attiva fino alla riforma Gentile, per essere poi rinverdita negli anni ’60 e ’70 dai Corsi Pilota di fisica e di biologia. La “mutazione antropologica” intervenuta nelle generazioni successive al ’68 avrebbe visto il “Gioia” farsi laboratorio di nuove esperienze volte al benessere e alla partecipazione studentesca dapprima nell’ambito del “Progetto Giovani ‘93” e poi, con altre 15 scuole della penisola, nel programma nazionale di “Scuola orientata allo Studente”. La moltiplicazione dei contatti con le autorità scolastiche centrali ha portato infine, nel ‘97, all’inserimento del Liceo, con altri 21 del territorio nazionale, in quel “Progetto Autonomia” che più di ogni altro ne ha aggiornato i lineamenti: non solo per l’introduzione di un terzo corso liceale, quello scientifico, per il sensibile aumento delle iscrizioni e per il variare, tra gli studenti, di interessi culturali, stili cognitivi, modalità di aggregazione che ne sono conseguiti, ma soprattutto per la diversa fisionomia dei curricoli (tetto orario a 30/31 ore settimanali, insegnamenti in compresenza, nuove discipline quali Linguaggi non verbali e multimediali o Laboratorio di chimica e di fisica, “quota locale del curricolo” autonomamente definita dall’Istituto con l’inserimento nel triennio di insegnamenti opzionali) e per il capillare riassetto delle modalità organizzative e didattiche dell’intero servizio. Un’esperienza simile ha reso il Liceo interlocutore naturale dell’IRRE emiliano-romagnolo, così come dell’Università piacentina e degli Enti Locali, per tutte le esperienze “di frontiera” vissute dalla scuola o ad essa proposte.

Oggi il territorio piacentino ha nel “Gioia” una delle presenze culturali più sensibili e dinamiche  del suo panorama. In quella che resta una delle province più scolarizzate d’Italia, il ruolo del Liceo non è solo quello di disimpegnare un segmento per quanto ampio ed esigente della domanda di formazione, ma anche quello di trainare - per cooperazione e per concorrenza - l’intero sistema scolastico secondario verso obiettivi di qualità e di efficienza. Alle funzioni tradizionali di aggancio al passato e di riproduzione del presente si è aggiunta una più matura attenzione al futuro personale, professionale e sociale dei giovani in un contesto di estrema mobilità e incertezza.

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